Progetto per un aggregatore politico federato. Prima parte.

Di: M. Minetti

Alcuni punti da cui partire.

Molta della costruzione del consenso e della comunicazione politica si svolge sui social network, secondo le regole incorporate nella struttura di questi software proprietari: sponsorizzazione, bolle, costruzione dell'identità e dell'odio, narcisismo e conformismo, estrazione dei dati, opacità degli algoritmi. Il protagonismo, anche spesso solo rappresentato, degli attivisti sui social network è diventata una prassi di diffusione dei messaggi politici e un elemento importante dei contenuti, nella forma dell'identificazione che spesso alimenta narrazioni identitarie e discorsi di odio. Questi spazi sono per definizione una vetrina per vendere e per vendersi, ma sono molto poco adatti ad una reale discussione. L'introito pubblicitario di Facebook (e Instagram) nel primo trimestre del 2019 è stato di 16 mld di dollari. Gli utenti attivi sono stati nel 2018 ben 2,23 Mld con un valore medio di ogni utente che si aggira quindi sui 6 dollari annui. Ovviamente un utente di Facebook che spende vale molto di più di 6 dollari all'anno, quelli che spendono poco o addirittura fanno politica, invece, hanno più valore per la controllabilità sociale e le informazioni che possono fornire a polizia e servizi segreti. Tutti gli utenti, grazie al fatto che la maggior parte dei contenuti e dei dati in Facebook è pubblica (spesso per impostazioni scelte dall'utente, che a volte non sa neppure di poterle scegliere), come i like, commenti, età, sesso, professione, titolo di studio, luogo di residenza, relazioni (amici, tag nelle foto), immagini, luoghi visitati, forniscono gratuitamente il materiale grezzo alle aziende che operano analisi dei dati e progetti di machine learning.

Grafico ricavi pubblicitari facebook

Grafico: ricavi pubblicitari facebook per trimestre periodo 2 anni. 2017-18. Fonte qui.

Riferendoci solo alla situazione dell'Italia, il tempo trascorso sui social network è moltissimo. Per i 35 milioni di Italiani (il 59% della popolazione) che usano i social abitualmente, il tempo è mediamente di 1 ora e 51 minuti al giorno. Fonte qui. L'analisi delle interazioni sui social network (big data) forniscono i feedback, ai comunicatori che ne hanno accesso, per la costruzione della narrazione argomentativa personalizzata, (il marketing su pubblico profilato) che risulta viziata dalla semplificazione dell'analisi numerica. Infatti ciò che muove di più le emozioni (quindi i like, i commenti, le condivisioni..) non è detto che sia un progetto politico coerente e auspicabile o un messaggio corretto e solidale. Molto spesso è merda selezionata fra la peggiore. La “tempesta di merda” che fa camminare l'infosfera ipersatura, come l'ha definita felicemente il filosofo Bjung Chul Han, nel suo Nello sciame. In molti hanno definito questa modalità di comunicazione come il tramonto dell'illuminismo. Il messaggio comunicato (come in tutta la pubblicità) non tende a convincere la mente razionale, infatti non c'è argomentazione, ma a coinvolgere le emozioni inconsce, puntando su un substrato di credenze autoevidenti o di simboli ancestrali (sesso , morte, paure, tradizione, religioni, pregiudizi, bellezza..). La politica attraverso l'estetica, una modalità che ha sempre caratterizzato le destre estreme, con qualche simpatia a sinistra, certamente.

Di cosa abbiamo bisogno.

In un libro molto stimolante come Inventare il futuro, di Srnicek e Williams, viene descritto il concetto di «ecosistema di organizzazioni» per definire il soggetto della trasformazione sociale da loro, come da molti, atteso. Superando l'idea che la trasformazione sociale possa essere innescata da una sola organizzazione (il partito novecentesco o il sindacato, come più recenti movimenti di democrazia diretta, tutti bollati come folk politics, metanarrazioni scadute, o ideologie), gli autori ipotizzano che si possa formare una aggregazione plurale e non organica dei molteplici soggetti del cambiamento.

Ma dove può avvenire questo incontro?

A mio parere questa aggregazione può mutuare la sua possibile forma dal mercato digitale data-driven, la forma più avanzata della riproduzione sociale e della produzione del valore. Per mercato digitale intendo tutte quelle infrastrutture informatiche, che mettono in contatto domanda e offerta, attraverso algoritmi di matching guidati dall'analisi dei comportamenti degli utenti (Facebook, Amazon, Google, Ebay, Youtube e migliaia di minori come Uber, Blabla Car, AirBnB, Twitter, Tripadvisor, Expedia, Booking...). Trattandosi di politica, cioè di relazioni sociali, questo aggregatore politico assumerebbe la forma di un social network, mettendo le organizzazioni politiche in “concorrenza” fra di loro, unendo le “nicchie” ecologiche in una molto più ampia, con effetto di rete. Ma questo ecosistema di organizzazioni, per la trasformazione sociale verso il superamento comunitario dei rapporti sociali di sfruttamento capitalisti e post-capitalisti, non può formarsi e svilupparsi se chi gestisce quelle piattaforme prende parte al gioco dalla parteopposta. Essendo aziende quotate in borsa, che vivono di profitti, sostengono chi le paga e i governi che possono garantirgli privilegi fiscali e normativi. Non si può fare la rivoluzione con Facebook come non si può superare la mercificazione della nostra vita come clienti di un supermercato, anzi, come prodotti di un supermercato. Facebook, con l'acquisizione di WhatsApp e Instagram, ha assunto una posizione dominante difficilmente scalzabile che rappresenta la forma della riproduzione sociale attualmente più avanzata, in grado di trasformare e uniformare le strutture stesse del pensiero, dopo aver già stravolto le leggi del mercato. Abbiamo quindi bisogno di un social network per la politica, separato dal mercato, in cui le regole le faccia chi ci entra, negoziandole in modo politico, perchè ha contribuito alla costruzione di quello spazio. Insomma la proprietà di questo spazio, anzi di questi spazi, deve essere comune e distribuita e siccome hanno un costo, questo costo deve essere sostenuto da tutti coloro che ne sentono il bisogno e vi partecipano.

L'ecosistema umano.

La politica nasce nelle piazze come il mercato e similmente si sviluppa. Si dice che la democrazia sia nata nella grecia classica proprio perchè i Greci erano mercanti, aperti alle differenze e abituati a contrattare. Ma il mercato e l'assemblea, anche sulla stessa piazza, si svolgono in orari e con modalità e regole differenti. La democrazia è la forma politica basata sui patti fra sogetti liberi, nell'antica grecia come nella modernità borghese. Anche, e forse soprattutto, a causa della innovazione tecnologica e delle trasformazioni sociali e antropologiche ad essa connesse, questa modernità sta tramontando introducendo quella che è stata definita da J.F.Lyotard la postmodernità. Alla società del valore si sostituisce gradualmente la società dell'informazione. Non possiamo oggi sapere se questa evoluzione porterà ad una concentrazione del potere e del controllo, reso possibile dalle nuove tecnologie, oppure se queste stesse tecnologie potranno essere lo strumento della diffusione del potere verso la base della piramide sociale. Questo dipenderà dalle forze della trasformazione sociale e dall'ambiente in cui queste si svilupperanno. Il progetto, che assieme ad altri vorrei realizzare è costruire un ambiente in cui le forze sociali più progressiste, quindi orientate ad una maggiore diffusione del potere, possano svilupparsi, evolversi e affermarsi. Una nuova forma di corpo intermedio che, in modo inclusivo, possa anche comprendere quelli già presenti, nella formula dell'ecosistema di organizzazioni. Quello che si vuole costruire non è uno dei soggetti che si incontrano sulla piazza, geografica o telematica, ma la piazza stessa, con le sue caratteristiche di sicurezza e accoglienza molteplice. E non una sola ma molte in comunicazione fra loro.