Giorgio Viali - Regia Sceneggiatura

SceneggiaStorie

Per una Serialità Performativa Bozza

La Serialità “televisiva” regna indiscussa. Perchè non pensare ad una Serialità di Performance?

Elaborare una Serialità Performativa (per Teatro, Musica, Danza, Cinema, Documentario) non legata alla produzione univoca e mainstream di un unico prodotto visivo, ma alla produzione di performance seriali live per un pubblico che è anche produttore (maker) di immagini, produttore di punti di vista che diventano a loro volta Performance Visive (Fotografiche o Video). Considerati i nuovi e mutati spazi mediatici di produzione e di fruizione della produzione visiva.

Queste considerazioni partono dalla presa d'atto della quantità di produzione seriale presente che consumiamo. Dal dominio incontrastato che questa produzione visiva seriale ha sul nostro immaginario personale e sociale. Si ricerca una forma sperimentale di produzione di performance che si svolgano dal vivo e siano seriali. Quindi prevedano una serie di episodi. Una performance quindi che si sviluppa in una serie di episodi dal vivo. Ad esempio per tre sabati consecutivi alla stessa ora. E queste considerazioni partono anche dalla considerazione che lo spettatore “passivo” che guarda solamente lo spettacolo non è più attuale e lo spettatore è diventato anche produttore e maker di immagini e video. Queste Performance quindi prevedono uno “spettatore” che è anche produttore e maker di immagini e video. E prevedono dei Performer che mettono in atto la Performance e a loro volta possono interagire e produrre immagini e video che vengono pubblicati.

Dalla interazione di una Serie di Performance, di un Performer e di uno Spettatore che è anche maker di immagini nascono questi progetti sperimentali per Performance Seriali.

Definiamo i termini che usiamo. Cos'è una Performance? Una Performance è un'azione artistica dal vivo. Un Performer è qualcuno che mette in atto una Performance.

Elaboriamo una struttura minima. Una MicroPerfomance Seriale Adatta anche a questo specifico momento storico

Struttura di Base – Minima Struttura Elementare di una Serie performativa Tre Episodi

Elementi Minimi: Uno/a Sceneggiatore Sceneggiatrice Una Sceneggiatura Un/una Regista Un/a Performer Tre Luoghi Tre Giorni Un VideoMaker o un Fotografo

Operativamente:

Scrittura e ideazione dei Tre episodi. Di una Storia o di un'idea o di una situazione. Individuazione Performer. Individuazione Luoghi. Definizione di quando si svolgeranno i Tre episodi/performance. Individuazione di un fotografo o di un videomaker. Pubblicizzazione delle date delle Tre Performance. Lavoro di preparazione tra Regista e Performer. Performance Il Performer mette in scena le Performance. Il Performer viene ripreso live dal Videomaker. Il Performer interagisce anche lui direttamente sui social media postando immagini e brevi video.

Elaborata una struttura minima poi le Varianti possono essere molte. Le Variazioni possono riguardare il numero dei performer, gli episodi, gli spettatori....

Una possibile Variante Un Esempio di Variazione

Serie Performativa – Tre Per Tre – #TrePerTre

Uno/a Sceneggiatore/Sceneggiatrice Un/una Regista Tre Performer Tre Episodi Tre VideoMaker Tre Performance

Uno/a Sceneggiatore/Sceneggiatrice scrive una Sceneggiatura per una Performance in tre Episodi. Si individuano tre Performer Si individuano tre Videomaker. Il/la Regista prepara la Performance con i tre Performer singolarmente. Anche a distanza. Tre Performer mettono in scena contemporaneamente la stessa Performance. In tre momenti diversi e tre luoghi diversi. Tre Episodi Live e in contemporanea. Con tre Videomaker che riprendono la Performance. Un Videomaker per ogni Performer Le Performance vengono messe online e interagiscono tra di loro. Creando una interazione “casuale” e una possibilità di fruizione multipla delle Performance messe in scena.

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Monologo per Attore Maschile Bozza di Monologo per Sceneggiatura Per un Monologo o una Voce Fuori Campo Autore: Giorgio Viali – 3 agosto 2020

Titolo: MonoLineare

MonoLineare agg. [comp. di mono- e linea]. – In tipografia, di composizione a caratteri fusi a linee intere, come si ottiene con la linotype e simili.

Era cominciato tutto quella volta... al termine dello shooting l'avevo abbracciata. E non si era tirata indietro. Anzi aveva risposto all'abbraccio. Prendendomi tra le sue braccia, sostenendo e accettando il mio essere. Era la terza volta che la vedevo e la fotografavo. La prima volta l'avevo fotografata insieme ad una ragazza. Uno shooting di coppia. Una sua amica. Ex amica. Non so cosa fosse poi successo e perchè mai non si frequentassero più. Non lo so. E poi tornato a casa avevo a lungo pensato a quell'abbraccio. Alle sue braccia esili che avevano stretto, costretto, riempito, sentito, appreso, condiviso, respirato insieme a me per qualche attimo. Che non era stato un attimo. E che riempiva la mia vita. Sostanzialmente. Ma si era trattato solo di un abbraccio. Poi sarebbe accaduto l'evitabile. E quell'abbraccio si trasformò in una condivisione. Non solo di emozioni, ma anche di corpi e pelle e sesso e sguardi e silenzi e sorrisi e spinte e parole e canzoni e arrivederci e ti amo e ti voglio e mi manchi e vorrei che fossi qui e sei la mia vita e sei tutto per me e Stella e Amore...

Dovevo andar giù pesante con le parole. Non dovevo risparmiarmi. In alcun modo. Ricordarle tutto. E di più. Costringerla a ricordare, a rivivere ma anche farla sentire in colpa. Fare in modo soprattutto che non se ne andasse. Che non decidesse di lasciarmi. Ecco... oggi vedrà una psicologa. Inizierà un qualche percorso di riabilitazione e di consapevolezza. Ed io non voglio che mi lasci. Ed io devo scrivere qualcosa da farle leggere. Inventarmi un racconto, qualcosa che scrivo per qualche motivo. Meglio assurdo. Ma lei deve capire che parlo di lei. Che non la voglio perdere. Che non può lasciarmi. Ma deve anche rimanerle un dubbio. Che io possa usare la nostra storia solo a fini personali, per ricavarne qualcosa, che io possa usare anche la nostra storia per ottenere qualcos'altro, deve rimanerle il dubbio che io sia cinico, disumano, stronzo, abile, manipolatore, subdolo... Il racconto che devo scrivere deve contenere dei chiari riferimenti alla nostra storia ma anche contenere elementi che non rendano riconoscibili in modo univoco i protagonisti reali. Per cui dovrò inserire degli elementi che non le permettano di pensare che io sto scrivendo esattamente di me e di lei. Ma sto enfatizzando, sto scrivendo qualcosa che pur con degli spunti presi dal reale prende poi il volo per motivi ed esigenze editoriali, verso elementi di fantasia e di irrealtà. Ma il racconto deve toccarla nel profondo. Deve farle male. Deve fare in modo che lei si aggrappi ancora di più a me. Che anche se inizia questo percorso di riabilitazione... deve sentire che non può fare a meno di me. E anche se io sono qualcosa di profondamente sbagliato nella sua vita.. deve decidere di continuare a vedermi. Ed io devo suggerirle dei motivi per continuare a farlo o puntare sulla parte trasgressiva e anomala del suo carattere. Deve continuare ad alimentare i suoi demoni e le sue ferite. Non devono guarire. Perchè se guariscono .... è molto probabile che tra noi tutto possa finire. Ed io non solo non lo voglio. Ma non potrei reggere la fine di tutta questa bellezza. Ecco nel racconto... i due protagonisti non devono essere univocamente riconoscibili. Lui deve essere comunque vecchio e lei inevitabilmente molto giovane. Questo non lo posso cambiare. Ma lui potrebbe non essere sposato. Che ne so potrebbe essere stato sposato. Ed ora potrebbe essere separato. E in buoni rapporti con la ex moglie. Sì... ci sta. Mi raccomando: non correggere quello che scrivi. Lascia che le parole vengano e prendile come vengono. Deve sentirsi e percepirsi l'intensità emotiva che ti muove. Lei deve sentirlo. Annusarlo. Percepirlo. Più che capirlo. Devo puntare sulla sua parte malata istintiva e animalesca.

Era cominciato tutto quella volta... al termine dello shooting l'avevo abbracciata. E non si era tirata indietro. Anzi aveva risposto all'abbraccio. Prendendomi tra le sue braccia, sostenendo e accettando il mio essere. Era la terza volta che la vedevo e la fotografavo. La prima volta l'avevo fotografata insieme ad una ragazza. Uno shooting di coppia. Una sua amica. Ex amica. Non so cosa fosse poi successo e perchè mai non si frequentassero più. Non lo so. E poi tornato a casa avevo a lungo pensato a quell'abbraccio. Alle sue braccia esili che avevano stretto, costretto, riempito, sentito, appreso, condiviso, respirato insieme a me per qualche attimo. Che non era stato un attimo. E che riempiva la mia vita. Sostanzialmente. Ma si era trattato solo di un abbraccio. Poi sarebbe accaduto l'evitabile. E quell'abbraccio si trasformò in una condivisione. Non solo di emozioni, ma anche di corpi e pelle e sesso e sguardi e silenzi e sorrisi e spinte e parole e canzoni e arrivederci e ti amo e ti voglio e mi manchi e vorrei che fossi qui e sei la mia vita e sei tutto per me e Stella e Amore... Non sapevo perchè all'improvviso la mia vita si fosse riempita di tanto amore e di tanta bellezza. Non riuscivo a spiegarmelo. Di certo non avevo fatto niente per meritarmelo. Ma era, senza alcun dubbio, la cosa più bella che mi fosse mai capitata. E chi mi conosce sa che non sono un romanticone o un tenerone. Ricordo bene poi quando ci siamo rivisti. Per un altro shooting. Lei era splendente e raggiante nel suo malessere e nella sua apatia e distanza e insicurezza e indeterminazione e giovanezza e magrezza e inadeguatezza al ruolo di modella. Poi, alla fine, ci eravamo seduti e fin che passavamo le foto nel suo portatile mi ero avvicinato a lei. L'avevo presa. E baciata. E baciata ancora. E stretta a me. E baciata. E poi l'avevo sollevata. E poi l'avevo stretta e baciata ancora e ancora. Poi mi ero fermato... come stordito. Ero sazio. Completamente sazio. Per quel giorno non avrei potuto volere o pretendere di più. E lei apatica e indolente e schiva e ritrosa, quanto spavalda e trasgressiva quando era sballata, non aveva detto niente. Solo alla fine mi aveva accarezzato il viso. Nel momento in cui stavo per uscire da casa sua.

Devo sbrigrami a scriverlo e finirlo. Devo farglielo avere prima che vada dalla psicologa. Tarda mattinata. Al massimo primissimo pomeriggio. E poi devo confonderla ancora di più mandandole dei messaggi in cui le chiedo di aprirsi completamnete con la psicologa. Di fidarsi ciecamente. Di confidarle tutto. Che è importante per lei iniziare questo percorso. Che voglio che lei si riprenda. Non può continuare a sballarsi ogni volta che se ne presenta l'occasione. E soprattutto deve iniziare un percorso di riflessione in cui deve iniziare ad usare le parole. Lei. Che non ha mai amato le parole. Non le ha odiate. Ma semplicemente non ha mai imparato ad usarle. E per questo non parlava. Perchè non si fidava della sua capacità di usarle le parole. Di usarle correttamente. Quanto ne abbiamo parlato. Quanto ne abbiamo messaggiato. Su quanto sia importante parlare con qualcuno. Parlare. Esprimere a parole quello che si sente e si vive. Anche il dolore che si prova. O la propria inadeguatezza. Non c'è guarigione che non passi per le parole. E lei delle parole ancora non voleva fidarsi. O forse semplicemente... sentiva che le parole potevano essere un primo passo per un cambiamento. Forse, intelligente e sensitiva com'è... lo sentiva e lo sente che le parole sono pericolose per lei. Che iniziare ad usarle vorrebbe dire accettare che le cose possano cambiare. Che tutto possa mutare. Perchè le parole sono salvifiche e guaritrici. E lei non voleva essere salvata o guarita. In nessun modo. O forse è meglio che glielo dia quando torna dalla psicologa. Magari dopo che ha fatto un primo passo per aprirsi. Potrebbe essere il momento giusto per farle più male. Per costringerla a richiudersi questa volta definitivamente. O se non definitivamente... per molto altro tempo. Perchè io ho bisogno di tempo. Ma... non vogliamo... non voglio... prendere in considerazione la possibilità che magari questo cambiamento non sia la fine della nostra storia. Non sia l'inizio della fine. Ma che magari trovi una psicologa che usi la nostra storia per spronarla ad aprirsi, per fidarsi della vita, delle parole e di se stessa? Non voglio proprio prendere in considerazione questa possibilità? Che il cambiamento possa far diventare ancora più bello e più intenso e profondo quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo?

So solo che non voglio perdere quello che ho. Non voglio perdere quello che mi da. Non voglio assolutamente perdere quello che mi sta dando. Non voglio perdere il suo corpo, il sesso, gli occhi, il suo sguardo, i suoi capelli, le sue labbra, la sua pelle, il suo guardarmi, come la guardo io, come la tocco, l'intensità che provo, la profonda inadeguatezza che ci investe, la profonda amarezza che a volte ci perseguita, il senso del sbagliato insieme alla bellezza di un sentire inafferrabile e immenso. Non voglio perdere tutto questo. E altro. Perchè anch'io non le so usare compiutamente e perfettamente le parole. Anch'io ho dei limiti. Anch'io non so esprimere compiutamente con le parole l'inafferrabilità della vita reale.

Dovrei allora mandarle qualcosa che la sproni ad aprirsi? Un racconto che parli di noi ma che le serva come scusa per fare un tentativo? O invece... potrei, dovrei scriverle qualcosa che la ferisce profondamente? In modo da deluderla ancora e fare in modo che si aggrappi alla prima scialuppa che incontra... che sia anche una psicologa... per dirsi e raccontarsi? Le strategie lineari non hanno mai funzionato. Non funzionano. Quindi una lettera o qualcosa che la sproni ad aprirsi e confidarsi non servirebbe a niente. Anzi potrebbe essere addirittura controproducente. Le persone e le motivazioni non sono mai lineari. Interviene sempre qualche altro elemento emotivo che è più forte e più potente e più subdolo a definire le nostre scelte e la nostra esistenza. Quindi qualcosa che la sproni ad aprirsi non servirebbe. Ed è da escludersi. Punto. Un racconto o qualcosa che la ferisca invece potrebbe servire? Ma non sarebbe giusto ferirla ancora. La vita l'ha già fatto abbastanza. E un'altra delusione non le spetta proprio. Non è tanto che non se la merita. Un'altra delusione se la meriterebbe. E' quello che cerca costantemente nella sua vita. La sua vita è un continuo tentativo di dimostrare che non può fidarsi di nessuno. Che tutti tradiscono tutto e tutti prima o poi. E si aspetta che lo faccia anch'io. Lo sa che lo farò. E' solo questione di tempo.

Ecco la capacità di noi umani di infilarci in storie insensate e senza via d'uscita e direttamente proporzionale alla nostra capacità d'amare e alla nostra sensibilità umana. Le storie senza vie di scampo sono da sempre le preferite delle persone più sensibili e profonde. Non siamo mai stati dei ragionieri o dei commercialisti dei sentimenti. Tutt'altro. Il dare deve esempre essere molto più grande del ricevere. In un gioco che si riproduce e si rinnova all'infinito. Perchè noi siamo delle persone che credono. Non delle persone che contano. E rimane il fatto che oggi non posso vederla e toccarla e quindi non ci sono che le parole che posso usare e che posso farle avere. Non so cosa fare.

Monologo per Attore Maschile Bozza di sceneggiatura Per un Monologo o una Voce Fuori Campo Autore: Giorgio Viali – 3 agosto 2020

Titolo: MonoLineare Autore: Giorgio Viali – 3 agosto 2020

MonoLineare agg. [comp. di mono- e linea]. – In tipografia, di composizione a caratteri fusi a linee intere, come si ottiene con la linotype e simili.

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Bozza – Dialogo/Monologo – Sceneggiatura (2020) Testo di: Giorgio Viali

From: “He Died with a Felafel in His Hand” (2001) “Enter me hard, enter me deep. I want you inside me. Yes, yes! I want you now, entering hard, entering deep, yes, now, oh”.

Bozza – Testo – Dialogo

“Vuoi leccarmi la fi ga? Vuoi leccarmela? Eh? O vuoi che ti lecchi il il ca zzo? Vuoi che te lo prenda in bocca?

Ti vedo, ca zzo, che sei in tiro? Ce l'hai duro? Sei pronto? Sei pronto per sco parmi? Cosa vuoi da me? Vuoi che sia la tua po rca tro ia? Una pu ttana? Un animale? Una zo ccola stronza e senza sentimenti? Vuoi solo sbattermi? Prendermi? Avere il controllo, il potere su di me? Un controllo assoluto? Vuoi poter fare quello che vuoi? Vuoi fare le cose più indicibili e vergognose? Con me? Cosa vorresti fare? Hai almeno il coraggio di dirlo? Di dirmelo? Vuoi sco parmi? Vuoi incu larmi? Vuoi fo ttermi? Vuoi mettermelo in bocca? Vuoi che ti lecchi il cu lo? Vuoi vedermi godere? O vuoi vedermi implorare pietà? Vuoi sottomettermi o vuoi farmi godere? Lo sai almeno cosa ti farebbe piacere? Perchè molti non lo sanno E molti non hanno il coraggio di confessare a se stessi o agli altri quello che vogliono Sei un maschio Sei cresciuto con mille pregiudizi e mille desideri inconfessati Sei fondamentalmente un fallito Un represso Prova almeno a capire cosa vuoi da me Perchè io posso dartelo Posso darti quello che vuoi Posso farti godere Se sai quello che vuoi Se lo vuoi veramente Se pensi che quello che vuoi debba essere soddisfatto? O debba solo, ancora una volta, rimanere non confessato? E se quindi vuoi rimanere ancora e ancora un fallito Uno sfigato

Lo so' che hai paura di me Paura di non essere in grado di farmi godere Paura di non saper soddisfare il mio corpo Lo sai che io posso fingere e ingannarti e farti credere che tu sia bravo e maschio quando invece magari sei solo una mezza sega Perchè voi maschi questo siete Questo sapete fare Farvi delle se ghe Questa è l'unica cosa che sapete fare E la fate bene Una vita passata a farvi se ghe Avete imparato bene come fare Quante se ghe ti fai? Tre quattro volte la settimana? Due tre volte ogni giorno? Una due volte al giorno? E lo sai fare bene? A cosa pensi quando ti fai le se ghe? Quale siti po rno visiti? Quali solo le categorie che cerchi? Te en, A nal, Blonde, Ca sting, Auditions? O sei un “utente avanzato” e hai sviluppato desideri più definiti e precisi? Me ne vuoi parlare? Ne parliamo? Parliamone...

O vuoi che ti dica io cosa voglio? Quali sono le mie voglie inconfessate? Vuoi sapere cosa voglio? Del tuo ca zzo sinceramente non mi frega niente Un ca zzo lo trovo dove voglio E quando voglio Non ho bisogno di un ca zzo Voglio qualcuno che sappia allo stesso tempo dirmi quello che vuole, quello che è, e insieme nascondermi una parte di sè stesso. Ma non con cattiveria. Solo perchè è inevitabile. Non si può non nascondere qualcosa di sè stessi. Ma deve essere sincero con me e dirmi chiaramente quello che vuole, deve raccontarmi i suoi sogni, quello che desidera, quello che immagina quando si fa una se ga. Voglio qualcuno che me ne parli e non se ne vergogni. Che abbia il coraggio di quello che vuole E non si nasconda E non nasconda la parte sporca di se stesso. Anche io ho la mia parte di desideri inconfessati. Naturalmente”

“He Died with a Felafel in His Hand” (2001)

“We're expecting a big check at the end of the month”. “I'm a writer. I write for Penthouse magazine”.

“Enter me hard, enter me deep. I want you inside me. Yes, yes! I want you now, entering hard, entering deep, yes, now, oh”.

Bozza – Dialogo/Monologo – Sceneggiatura (2020) Testo di: Giorgio Viali Sceneggiatura

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Monologo – Bozza – Spunti (2020) Bozza – Dialogo/Monologo – Sceneggiatura (2020) Testo di: Giorgio Viali

Un materasso sul pavimento. Un lenzuolo sporco. Una ragazza scomposta che dorme seminuda a pancia in giù. Una stanza sgabuzzino...

Ca zzo vuoi? E' presto ! Ca zzo ! Mamma Lasciami stare Lasciami dormire Ca zzo Fottiti stronza Non sei mia mamma Sei solo la stronza che mi ha partorito.

E si ripete...

La ragazza parla da sola. Farnetica. Non c'è nessuno nella stanza E' da sola.

A me piace solo bere Ca zzo Bere! Bere! E ancora Bere!

Ubriacarmi Perdermi Stordirmi Fino a diventare incosciente Fino a tirar fuori la parte stronza e animale di me La parte vera Non ne posso più di questo mondo di merda Falso Che non capisco e non sò gestire Ca zzo. E' semplice Voglio solo Bere. Nient'altro.

Non mi frega un ca zzo di nient'altro. Non mi frega un ca zzo di nessuno. Neanche il sesso mi interessa Al massimo solo se sono ubriaca. Solo per esibizionismo Da sbronza non sento e non provo niente

La maggior parte delle volte poi non ricordo cosa ho fatto o detto. Non ricordo niente Voglio sparire dalla faccia di questa merda di terra Da questa merda di realtà Voglio sparire Voglio che tutto finisca Voglio svegliarmi da questa specie di incubo Ca zzo...

Fanculo ! Mamma! (pausa) Ca zzo Ca zzo Adesso mi ricordo che non ci sei più Sei morta Ca zzo

E non è cambiato niente Ero sola prima Sono sola adesso E bere è ancora l'unica cosa che mi interessa Ca zzo E adesso è troppo presto per iniziare a bere. Ca zzo Devo aspettare

Meglio se vado a farmi una doccia Puzzo Ca zzo

Ma non si alza Rimane ferma, distesa. Farfuglia qualcosa di incomprensibile L'azione sfuma

Monologo – Bozza – Spunti (2020) Testo di Giorgio Viali Sceneggiatura Bozza – Dialogo/Monologo – Sceneggiatura (2020) Testo di: Giorgio Viali

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